Due donne perdute nell'amore ma costantemente richiamate dal loro dovere sono le nostre protagoniste. Due uomini perduti nel dovere e costantemente richiamati all'amore le accompagnano. Ecco la Zaira del XXXVIII Festival della Valle d'Itria che andrà in scena il 29 luglio.
"Stesso punto per favore maestro". É la frase che forse più si sente durante le prove di Zaira. Ricominciare dallo stesso punto è una continua ricerca dell'intenzione giusta, del gesto perfetto. Perché un personaggio viene definito dai gesti che fa. Una carezza incerta, uno sguardo duro o di trionfo associati alle note che sgorgano dalla bocca fanno il personaggio dell'opera. Allora quella frase viene ripetuta tante volte, in musica come nel gesto, per vedere se le due cose si sposano perfettamente, per vedere se il gesto definisce la musica e se la musica viene definita dal gesto, per vedere se il cantante ha capito quale intenzione deve mettere nel gesto e nella musica. Solo per questo si ricomincia sempre dallo stesso punto e ancora e ancora finché gesto, musica e intenzione sono la stessa cosa e definiscono il personaggio che lo deve fare. Difficile non imparare subito tutti i recitativi, le cabalette e le arie. Difficile non ricordare in quale punto preciso il cantante deve scendere e un altro salire. Forse è la magia che si crea su un palcoscenico, che per quanto possa anche essere improvvisato, continua ad avere la sua aurea potente, intoccabile. Ecco che chiunque sale sopra magicamente acquista una diversa aura. Ogni momento ogni espressione, ogni gesto diventano una cosa sola con la musica e si crea un incanto.
Pausa. Generalmente sembra il mercato della frutta. Si perché si mangia qualcosa e ognuno porta un tipo di frutta diverso ogni giorno. Percoche, melone, anguria, pesche, albicocche, qualunque cosa riesca a mantenersi fresca sotto il sole delle 5 di pomeriggio automaticamente viene mangiata in prova. Insieme alla mini pistola ad acqua dei ragazzi (piacevole a dire il vero) e alle risate dei cantanti. Le pause alle prove della Zaira sono così: sigarette e giochi di carte, Lupus in tabula mentre Rosetta Cucchi suona il piano, partitelle a pallone dove i 2 metri di altezza di Valeri Turmanov sono l'unica cosa che vedi o semplicemente su di una sedia, chiudendo gli occhi e sgombrando la mente.
Dare forma ad un'idea, ad una ispirazione non è facile. Devi sapere con precisione cosa vuoi da tutti i cantanti e i figuranti. Devi saper cambiare al volo le situazioni per adattarle ai cambiamenti imprevedibili. Devi saper tirare fuori da tutti il meglio e impiegarlo sulla scena per vedere quell'idea prender forma. Allora devi ripetere e ripetere le scene, per farle memorizzare a chi le fa e per vederle in ogni minimo particolare. Perchè sono i particolari che raccontano una storia e la rendono diversa da tutte le altre. Far prendere forma alla propria idea è come scrivere un libro. Hai le idee chiare e sai come deve andare a finire. Ma il viaggio che ti porta a scriverlo è tutta un'altra storia. La storia di Zaira parte da lei e si sviluppa in tutti coloro che dietro ci lavorano. Non è solo una ripetizione meccanica di movimenti ma è raccontare quello che più ha colpito, farlo proprio e trasmetterlo agli altri. Una incessante collaborazione con la musica. Lei che alla fine decide quali sono le situazione e i sentimenti che devono essere provati. Lei che decide su quale nota e su quale battuta entra qualcuno e diventa personaggio. Lei amministra l'opera e inconsapevolmente, tutti coloro che di lei vogliono parlare.
![]() |
Fine prova. Ognuno sfinito torna a casa. Consapevole che una parte del lavoro è stato fatta e tanta altra ancora ce ne da fare, arricchito di una nuova parte del proprio personaggio e forse già carico per il lavoro del giorno dopo.
Non saprei come raccontare diversamente le prove di Zaira. Perchè si, raccontarvi particolari dei cantanti durante le prove o dei giochi d'acqua dei figuranti forse sarebbe più divertente ma non racconterebbe Zaira, quella che io sto vivendo giorno per giorno. Quella che vedo crescere e diventare un'opera. Questa è la mia Zaira e questa è quella che vedrò sulla scena il 29 luglio nel Palazzo Ducale. Emozioni in musica, tramutate in gesti e personificate da due eroine. Che siano eroine dell'amore o del dovere, lo lascio decidere a voi.
Articolo a cura di Federica di Bari, Assistente alla Regia
Fotografie a cura di Dorella Basta, Roberta Ceppaglia, Rosanna Carrieri e Vincenzo Mola
Didascalie a cura di Dorella Basta e Ludovica Germinario
Responsabile Blog Ludovica Germinario















Nessun commento:
Posta un commento
Nota. Solo i membri di questo blog possono postare un commento.