lunedì 16 luglio 2012

Mettiamoci all'Opera- "Remaking Orfeo" con Fabio Ceresa e Daniela Terranova





La compositrice Daniela Terranova, il librettista e regista Fabio Ceresa ed il Direttore Artistico del Festival Della Valle D'Itria Alberto Triola

Giovedì 12 Luglio 2012 si è svolto nell'auditorium della Fondazione Paolo Grassi, il quarto incontro del ciclo "Mettiamoci all'Opera".
L'appuntamento è stato una entusiasmante conversazione tenutasi con la presenza di due Guest stars d'eccezione : Daniela Terranova e Fabio Ceresa, rispettivamente compositrice e librettista/ regista dell'opera Orfeo- Immagini di una lontananza.
Moderatore dell'incontro il Direttore Artistico del Festival della Valle d'Itria Alberto Triola, che ha spiegato in maniera incisiva il senso di questa edizione del Festival e l'importanza di un'opera come Orfeo, anticipando anche i successi conseguiti da questa creazione propria del Festival.
Il tema di questa edizione dunque è l'incontro, il dialogo, il confronto con l'altro.
Si potrebbe pensare, come ha confessato il regista e librettista Fabio Ceresa, che il confronto nell'Orfeo, conoscendo la vicenda mitica di questo personaggio che si snoda tra mondo terreno e mondo infernale, sia proprio tra vivi e morti, tra divinità ad umani. Ma il confronto è ancora più peculiare dal momento che i valori incarnati da queste due grandi categorie sono ribaltati, come chiarirò in seguito, ed ancora l'intento è quello di creare un confronto tra due epoche lontane come quella barocca e quella moderna, tra il 700 e il 2012.
Il Maestro Triola non ha esitato a dichiarare l'opera la più emblematica, dal momento che è una creazione  partorita proprio dal Festival della Valle D'Itria. La scelta di due giovani professionisti per la riscrittura della musica e del libretto, i limiti orchestrali e temporali imposti loro (l'opera si svolgerà in un'ora), la volontà di compenetrare due epoche lontane facendovi scaturire un confronto fecondo ( come ha fatto notare il maestro mostrando l'immagine che comparirà sul Libro di Sala, dove accanto ad una moderna Daniela Terranova, appare l'antico ritratto di Rossi, come un'immagine rievocata dalla memoria della prima) rappresentano una "sfida al quadrato". Difatti il rischio di creare un qualcosa di statico e inorganico è assai alto ma , afferma ancora Triola, con la giusta alchimia è possibile creare strade nuove, che permettano al Barocco di risuonare con una sensibilità nuova, moderna.
"Guardare indietro può aiutare a guardare avanti in modo migliore " , conclude ed insiste il Direttore Artistico, riprendendo un pò quell'epiteto Ciceroniano della storia che recita "Historia magistra vitae", e fiducioso, passa la parola al giovane Fabio Ceresa, che fin da subito incanta il pubblico e me per prima, con la sua dialettica accattivante. Il giovane "Melomane " e "Librettomane" come egli stesso si definisce, esordisce con il denunciare l'amore fortissimo che lo ha legato all'opera Orfeo di Francesco Buti, un amore che lo avrebbe reso cieco, come usa fare questo crudo ed eterno sentimento, nel condurre il suo lavoro portandolo a sovrapporsi a Rossi e Buti, un gesto quanto mai azzardato ed affatto presente nelle intenzioni di Ceresa, rispettoso di "giganti" che ritrovava difronte a se.
Ciò che ha stregato coloro che ascoltavano il giovane librettista è stata la endemica passione che fluiva fra le sue parole, spesso nuove per chi si accostava per la prima volta ad una simile opera, ma straordinariamente pregne di significato, capaci di far figurare nella mente un capolavoro musicale e poetico, perchè di poesia si tratta, non comune. Un personaggio che è emerso dai racconti di Ceresa è stato Aristeo, il pastore che nel mito di Orfeo tenta di possedere brutalmente Euridice, non disponendo di mezzo alcuno per conquistarne il cuore, e ne causa la morte.
Questo personaggio pare essere l'emblema di tutto il processo creativo che avviluppa L'Orfeo di Ceresa-Terranova, dal momento che è l'incarnazione di quel ribaltamento di valori tipico della tragicommedia.

"oltre ad essere un Melanomane, sono anche un irrimediabile Librettomane!" afferma Fabio Ceresa

Se nell'immaginario comune ad incarnare i massimi valori e a rivestire ruoli tragici sono le divinità o gli eroi o ancora gli antagonisti, in questa caso gli stessi personaggi sono un convincente esempio dei valori opposti, ossia del comico, del buffo, del ridicolo o del disonesto.
Una sottile linea neutra agli estremi della quale si agitano personalità contrastanti, due mondi, che altro non sono che le due facce vissute del genere umano, una commistione superba di analisi psicologiche eccellenti, ritratti straordinariamente reali delle tendenze umane, il riso ed il pianto, lo specchio dell'uomo. Ecco cosa è riuscito a dipingere nella mente di tutti coloro che erano presenti all'incontro di Mettiamoci all'Opera, Fabio Ceresa, servendosi della sua gestualità quasi come di un pennello nobile ad antico, letale perchè abilitato a mutare l'interiorità umana. Un poeta trentenne innamorato del suo mestiere anacronistico , come è stato definito quello del librettista, perché da sempre legato alle parole, alla metrica come divinità da onorare ab aeterno e non dimenticare mai, specialmente in un'epoca tanto barbara per forme come quella in cui mentre viviamo noi, muore lentamente la poesia, che ha osato parlare di endecasillabi e settenari come di strumenti dell'artista mosso da Amore e dalle Muse, immortali nella loro musicalità, di cui continua a servirsi nonostante l'incalzante uso del verso sciolto. Il giovane librettista si è inserito nell'opera di Buti rispettandone l'anima, scrivendo "versi che non puzzino di metrica".
Non da meno è stata Daniela Terranova, una giovanissima tra le più promettenti compositrici italiane.
Per descrivere il vigore e la passione con cui questo genio si è mostrato ai presenti è bene riferire che ad una domanda abbastanza impegnativa postale da una signora del pubblico riguardo alle possibili difficoltà incontrate nel confrontarsi con un compositore di sesso maschile, differente per sensibilità , la Terranova ha risposto senza esitazione che il ruolo del compositore è un ruolo neutro, e che una forte sensibilità necessaria a comprendere e plasmare la musica, l'ha avvertita fra le note scritte da Rossi, ed il confronto è stato più che altro un incontro.
Dopo alcuni aneddoti di natura puramente teorica riguardo il rimaneggiamento dell'opera di Rossi, ottenuta in consegna straordinaria dagli archivi vaticani dove era conservata, immensa nella sua mole, Daniela Terranova  presenta il protagonista del suo lavoro : la linea di basso continuo.
Questa espressione tanto nuova per chi non conosce la musica, specialmente quella del 700, rappresenta il sinolo in cui si fondono Barocco e Modernità, quell'elemento musicale che crea IL magico magnetismo e permette che sia esaudito l'intento principale di questa opera : lasciare che il confronto possa far seguire al Barocco la Modernità, e che da quest'ultima si possa tornare al primo, naturalmente, come in un ciclo di opposti che si concatenano, perché non così opposti, bensì legati da un sangue che è quello fatto di note ed emozioni.
Una quanto mai affascinante natura matematica caratterizza le composizioni barocche, rapporti armonico matematici  in cui regna un linguaggio binario fatto di Tensioni e Risoluzioni, che dominano, pensandoci, la nostra stessa vita, a conferma di quanto la musica sia specchio cristallino dell'uomo.
Mantenendo e valorizzando tutta la cantabilità di Rossi e tutta la poesia di Buti, i due giovani si sono impegnati a valorizzare e rinnovare la forza comunicativa, servendosi inoltre dell'estetica per trasmettere con l'impatto visivo ciò che la stessa musica trasmette, creando quasi una esplosione di luce e di emozioni.
E nella scelta raffinata dei timbri ( soprano, controtenore  e contralto per i tre protagonisti) e degli strumenti, della metrica e delle parole, emerge quel rigore che l'arte pretende, giacché "tutte le forme d'arte partono da delle regole che sono il tesoro della collettività e devono essere trasmesse nel tempo"..per spronare giorno dopo giorno l'animo umano a infrangerle seppur di poco, a travalicare i limiti spingendosi in un universo lontano ma quando mai vicino, situato nel cuore e nella mente, l'universo della propria, piena, soddisfazione.
Della genialità.
Orfeo-Immagini di una lontananza, dominato dalla Τύχη, il caso e da immagini di epoche diverse in dissolvenza che si incontrano in un amplesso straniante e suggestivo, solleticherà questo umano appetito di genialità, speranza e determinazione per rendere ogni confronto quanto mai fecondo.


La freschezza e la disponibilità di questi due giovani professionisti ha conquistato il pubblico : sono riusciti a dimostrare in un breve incontro quanto sia necessario aver fiducia nelle nuove generazioni, fonti di genialità, professionalità, passione.

Sul viso di Daniela Terranova e Fabio Ceresa  si può leggere la passione con cui si sono accostati a questo progetto, considerato non solo un impegno lavorativo, bensì un' esperienza di vita, un'occasione di crescita umana e professionale. Una scommessa sicura, che il Festival ha vinto con successo.

Articolo a cura di Ludovica Germinario
Fotografie a cura di Arianna Santoro

Responsabile Blog  Ludovica Germinario

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