lunedì 30 luglio 2012

L'Orfeo- Immagini di una lontananza







La musica, gettata nella Tenebra, è in grado di trovare, con il solo contatto emozionale, i punti di luce e vitalità. Ecco che si scontrano intenti diversi, sentimenti contrastanti, dinamiche dalla chimica differente e si fondono, dando vita ad una esausta ma pulsante aurora musicale. (Ludovica Germinario)

Dal ‘Lieto Fine’dell’Artaserse, alla luce ritrovata del Nur, alla tragica uccisione dell’amata ‘Zaira’, arriviamo all’ultima opera di questo 38° Festival della Valle d’Itria. Un’opera che si apre e si conclude parlando d’amore, un amore che cambia aspetto nell’evolversi della storia, un amore che provoca felicità, dolore, porta alla follia, spinge oltre l’immaginabile, che fa morire, resuscitare e morire ancora. La storia di Orfeo ed Euridice è ai più nota, ma in questa rappresentazione si tenta di darne una visione diversa, ci si concentra sull’esternazione delle emozioni, sugli effetti devastanti, sulle cause e sulle conseguenza del rischio di amare.
Le nozze tra i due amanti sono il felice annuncio con cui inizia l’intera opera, e cosa si può desiderare di più di avere un cuore innamorato e ricambiato? Ma subito si presenta invadente Aristeo, topos dell’uomo che prova un affetto unilaterale, infatuato di Euridice, mortale quasi ridicolo agli occhi altrui, soprattutto a quelli di un satiro, perfettamente calzante nel suo ruolo, e di una Venere, la cui vanità estremizzata la rende iraconda e crudele, strafottente in fondo. Ed entra in scena la ‘pazzia d’amor’ che, dopo un successivo rifiuto, nonostante l’aiuto della dea della bellezza, viene enfatizzata, fino a raggiungere e superare il limite umano, ricordandoci la follia di Orlando, ‘che per amor venne in furore e matto’, a cui Ariosto ha dedicato un intero poema.
Quindi la morte, Euridice morsa da un serpente, simbolo da sempre del peccato. E quale peccato maggiore di quello del troppo amore verso un solo uomo e di rifiuto verso un altro innamorato?
Ma è realmente Euridice a peccare? Senza Aristeo e i suoi aiutanti, i due giovani amanti avrebbero avuto il loro lieto fine da ‘Amor vincit omnia’, perché sono l’uno sufficiente e perfetto per l’altra. Ed è allora un comune peccato quello che rende questa storia una tragedia, un peccato di troppo amore. Aristeo mettendo se stesso in secondo piano e accettando la felicità di Euridice con una altro uomo, avrebbe salvato, strano a dirsi, la vita della sua amata che, al contrario, ha inconsapevolmente, o meglio, involontariamente, ucciso; Venere e il satiro senza l’amore smisurato per il loro ruolo e il loro egoismo ed egocetrismo, avrebbero salvato non solo la protagonista, ma anche Aristeo dalla follia. E questo rende chi da sempre ci è apparso cattivo, Plutone e Proserpina, degli eroini in questa vicenda, le uniche persone capaci davvero di sapere comprendere e equilibrare l’amore. 
Ma a peccare più di tutti è Orfeo. Il dolore che ha provato, troppo forte e inaspettato, la felicità di risentire Euridice viva, non lo trattengono, lo vincono e cede, guarda e tocca l’amata perdendola per sempre.
Ci sono emozioni che l’uomo non riesce a sopportare e sovrastare, emozioni che lo rendono schiavo, che fanno mettere da parte la ragione, e l’Orfeo ci mostra come siano spesso, o forse sempre, legate all’amore e a chi pecca di troppo amore. Un amore che cambia irrimediabilmente le persone, un amore che li rende vulnerabili, vicini e d’improvviso distanti. E dell’amore rimangono solo immagini, quelle di una lontananza.
E’, quindi, l’amore l’unico colpevole.




"Pietate oggi e Amoretrionfan ne l'inferno.Ecco il gentil cantore,che sua sposa conduce al ciel superno." 
[Spiriti Infernali // Atto quarto Scena prima]



Come vedreste con le lacrime agli occhi 

Io riesco a scorgere la line di un orizzonte umano, nuovo, e voi?


La fotografa che ha scattato questa foto era lucida durante l'atto. Ma è certa di aver avvertito una presenza non umana, ed io non trovo che abbia torto, che sia folle o malata di fantasia. Dovete sapere che i teatri sono come cimiteri indiani, trattengono frammenti di essenza umana, di qualunque mortale o non mortale che abbia lasciato fra le mura maestose, nei palchi silenziosi, fra le quinte macabre, sul palco addormentato o dietro i sipari polverosi e soffocanti dei sentimenti. Sospiri, sussulti, maledizioni, preghiere. Materiale emotivo di prima qualità, che si deposita anno dopo anno, secolo dopo secolo..ed entra nell'atmosfera. Non sapevate che i teatri hanno un'atmosfera diversa da quella terrestre? Ora lo sapete e potete anche spiegarvi per quale motivo manchi spesso il fiato, durante un'opera. Dalla decomposizione dei sentimenti e dei ricordi, mescolati con note abbandonate e ribelli, incastonato il tutto in flutti di luce smarriti dai fari e messo a reagire con il luccichio sfavillante degli occhi colmi di lacrime, sorgono questi fuochi fatui dai colori insoliti. Non abbiate paura, hanno vita propria.

Articolo a cura di Rosanna Carrieri
Fotografie a cura di Clarissa Ceci
Didascalie a cura di Ludovica Germinario




Responsabile Blog Ludovica Germinario

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