domenica 8 luglio 2012

Conversazione con Vincenzo De Vivo : il senso della XXXVIII edizione del Festival Della Valle D'Itria



 Le vibrazioni emotive riempiono l’atrio del Palazzo Ducale, si diffondono lente per le vie della città vecchia, attraversano le case segnate dal tempo, si insinuano tra i capelli, osano attraversare la strada, scansano le macchine in corsa, scuotono le fronde degli alberi. Le calure estive vengono scacciate dalle melodiche arie del Belcanto, e mentre dentro infiammano carta e carne, di fuori trova il congedo un sentimento tanto antico ed  assillante,  quale risulta essere l’empatia che affiora nell'uomo, forte di un linguaggio che le sole anime possiedono, che lo unisce indissolubilmente al suo simile. Questa alchimia avviluppa la trentottesima edizione del festival della Valle d’Itria, che ha l’intento di coinvolgere gli animi riportandoli a quel momento tradizionale di fiera condivisione della cultura teatrale e musicale (manifestazione emblematica del periodo Barocco), le cui conseguenze sono non solo emotive, bensì anche sociali. Insomma, andare a  teatro, ascoltare musica, accostarsi ad una certa letteratura come  passe-partout  per la società. Una conversazione con il librettista dell’opera NÛR, Vincenzo De Vivo, è stata strumentale per la comprensione più intima del senso di questa edizione del Festiva della Valle D’Itria,che si schiude all’evidenza fin dalla locandina dell’evento (raffinatissima tela del pittore Rafał Olbiński) e dalla stessa frase di Torquato Tasso che fa da sottotitolo ( “..e dentro l’uno, e di fuor l’altro io sento”): le opere di quest’anno insegneranno agli spettatori come comprendere il codice che lega gli uomini così intimamente, e li inserisce in una fluida corrente di sentimenti e pensieri. Esempio di questo minuzioso ingranaggio è “Luce”, l’anonima protagonista di NÛR, che bendata attraversa le oscure vie del proprio io nel tentativo di ritrovare se stessa. Non è importante dunque, come nel passato, che lo spettatore colga a pieno il significato di ogni parola e momento perché in questa edizione il Festival della Valle D'Itria richiama a una partecipazione collettiva e a una percezione sensoriale e sinestetica, già intrinseca in ciascuno, unica via d’accesso per giungere al significato delle opere. Ogni particolare dunque è collegato ed è parte integrante del successivo; così l’opera di Olbiński è un arguto ed elegante biglietto da visita del medico arabo che farà da Virgilio a Luce, l’interazione e l’integrazione con lo straniero, dove questo è semplicemente lo sconosciuto, sono passaggi obbligati per la comprensione del mondo esterno e di noi stessi, per divenire un’indispensabile parte del tutto.


Il librettista dell'opera NÛR , Vincenzo De Vivo

Dunque, pare che opere belcantistiche come L’Artaserse, raffinata e barocca, o ancora la Zaira, straordinariamente attuale nel suo messaggio di tolleranza, ed ancora  l’Orfeo-immagini di una lontananza,  profondo ed emblematico, siano magnetiche  e passionali come la musica moderna, che si insinua nel cuore dell’ascoltatore, conquistandone lo spirito. Vincenzo De Vivo, nel parlare con i giovani fotografi e scrittori che seguiranno il Festival immortalandone i momenti focali, ha ricercato il fil rouge che unisce periodi musicali e realtà sociali tanto diverse e lo ha trovato in una dinamica fisica ed emotiva. Difatti il Rock del '900 continua a catturare l’anima dell’ascoltatore servendosi di "strumenti emotivi"quali bassi che attanagliano lo stomaco,melodie incalzanti che salgono lungo la spina dorsale, poesie che solleticano l’immaginario. Allo stesso modo, ha fatto notare De Vivo, le arie del Belcanto, i giochi musicali e le arguzie sinfoniche hanno reso tanto affascinante la musica del '700. In conclusione, la tradizione musicale vive nei secoli colmando ogni epoca e la vita risulta essere una favola fatta di musica, parole ed arte di cui l’uomo sente di essere il protagonista. Il Festival Della Valle d'Itria offrirà allo spettatore, anche per quest'anno, l'occasione di ritrovarsi in capolavori   antichi e moderni e di comprendere, come si usa dire, che “ De Te fabula narratur”.






Articolo a cura di Ludovica Germinario e Saverio Fiorino
Fotografia a cura di Rosanna Carrieri


Responsabile Blog  Ludovica Germinario

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