Il quinto incontro di Mettiamoci all'opera, svoltosi Venerdì 13 Luglio alla Fondazione Paolo Grassi, ha visto la partecipazione della scrittrice Giorgia Lepore, che, insieme con i cantanti dell'opera Artaserse, ha raccontato l'opera agli spettatori.
Finalmente si apre il sipario e va in scena il 38° Festival Della Valle d’Itria.
Sarà l’Artaserse di Hasse con libretto di Metastasio l’opera di apertura.La storia e soprattutto la storiografia ci raccontano poco dell’imperatore persiano che decise di celarsi anche nell’oltretomba, è infatti sepolto in Iran tra rocce impenetrabili al fianco di Serse, suo padre, e di Dario II.Sappiamo di lui che fu un imperatore magnanimo, spesso citato nella Bibbia dato che l'impero Persiano si fondeva con quello ebraico, o da reperti egizi essendo gli imperatori persiani era faraoni d’EgittoUn’altra curiosità su questo personaggio ci viene da Plutarco, che ne sottolinea la giustizia e la bontà e racconta di una mano dell'imperatore più lunga dell’altra.Morì nel 425 a.C.
In giovane età fu vittima di una congiura ad opera di Artabano, uno dei satrapi che era intenzionato a spodestare i reali. Dapprima fece uccidere Serse facendo ricadere la colpa sul figlio Dario, che lo stesso Artaserse fece condannare all'istante, dopo venne tradito dal suo stesso artifizio e, suo figlio Arbace, il destinato al trono, che viene incriminato, assume le colpe del padre e viene carcerato.
La storia è ricostruita e a tratti “inventata” come è avvenuto per la musica, tipicamente barocca che nel tempo, si è arricchita da orchestra in orchestra di minuzie e spunti personali.
L’origine di questa ricostruzione a tratti fantastica, è da ricercare nella natura stessa del teatro al quale poco interessa la storiografia molto più la storia, la storia come fa notare lo stesso regista Gabriele Lavia che rimanda alla Cleopatra seicentesca di Shakespeare.
Una regina interpretata da uomo vestita con abiti dell’epoca che si relazionava con un altro uomo nel ruolo di Marcantonio..
In seguitò nonostante il trascorrere del tempo abbia legato il teatro a una rappresentazione più dettagliata e realistica non è venuta meno la capacità di esprimere concetti che solo in modo invisibile compaiono sul palcoscenico.
Sempre il maestro Lavia spiega che due parole sono sempre esistite: “Teatro” e “Dio”, ma la seconda è giovane, risalente a duemila anni fa, quini dopo la storia di Artaserse.
Ecco il collegamento invisibile, il libretto dell’opera è pieno di “bestemmie” evocazioni di Dio invano e questo è un piccolo antipasto del significato dell’opera:
“Gli dei fanno male, così come i padri ne fanno ai figli, ma i giovani spesso risolvono le cose."
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Gli artisti ed il Presidente del Festival Franco Punzi |
Artaserse in nome dell'amicizia, contravvenendo alla legge, farà fuggire il suo amico fraterno Arbace, che potrà così restare con Mandale, la sorella di Artaserse che rappresenta la ragione, contrapponendosi a Samira, il cuore, e l’amata dell'imperatore.
Artabano si redimerà è verrà perdonato e il vero colpevole verrà trovato in Megabise, l’unica presenza maligna e istigatrice tra i variopinti personaggi.
Per mezzo di questi colpi di scena dunque, talvolta esasperati, la ricostruzione dei fatti è molto legata al significato di Barocco nella sua origine spagnola, ovvero ciò che si mostra e vuole mostrarsi.
Come già detto anche la musica ne risente, un tempo gli androgeni, i castrati, erano indispensabili, oggi i cantanti hanno dovuto adattarsi a quel ruolo esibendosi in delle splendide arie, punto forte dell’ Artaserse.
L'incontro con i cantanti dell'opera e con il regista Gabriele Lavia ha permesso a tutti gli spettatori di entrare ancor meglio nell'intima realtà di questa opera emblematica e coinvolgente.
Un ottimo inizio dunque per il nostro festival che fa dire con entusiasmo: “Mettiamoci all’opera”.
Articolo a cura di Saverio Fiorino e Ludovica Germinario
Fotografie a cura di Roberta Ceppaglia e Arianna Santoro
Didascalie a cura di Arianna Santoro e Ludovica Germinario
Responsabile Blog Ludovica Germinario






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