domenica 29 luglio 2012

NÛR- La ricerca della luce come viaggio verso il perdono


La cecità di Luce è l'epifania di un'estati incomprensibile ma terribilmente toccante. La donna infatti pare sia estremamente vicina ad un'entità divina che la guida verso il perdono ed il riscatto, affidandola alle manifestazioni di due personaggi che prima di lei affrontarono dei demoni interiori e vinsero la loro battaglia ,a dispetto dell'epilogo effettivo che il destino gli riservò. Questo personaggio tanto emblematico emana un'aura nuova perché compatibile con l'emotività moderna, giacché la sua tragedia si snoda tra un passato violentato dal pregiudizio e privato dell'amore ed un presente deturpato dalla furia della Natura. Durante l'opera NÛR , nei momenti più densi di musica e drammaticità è stato quasi possibile scorgere attorno a Luce quei demoni e quei fantasmi che l'hanno condotta, tra rovi di dolore e sofferenza, verso la vittoria più luminosa.  (Ludovica Germimanrio)

"Padre, ho paura dell'alba e della luce che porterà". L'ultimo dei Templari, uomo di fede e di potere, l'incarnazione del vigore e della passione, prova un sentimento come la Paura. Ed è l'emblema di quanto spesso il coraggio e l'ostinazione, la fede non solo in Dio ma soprattutto nelle proprie idee , non paghino. Nel medioevo le sconfitte umane di personaggi tanto fedeli a sé erano esemplificate con il fuoco, che ne dilaniava la carne senza però soffocarne le idee, ed è proprio il rogo la condanna di Jacques De Molay. La lezione della vita però non esita ad alleviare la disperazione per le ingiustizie storiche ed eterne che attanaglia lo spettatore : spesso infatti una sconfitta è il principio di una vittoria imperitura, quella di ideali solidi e valori nobili, non conseguibile probabilmente in vita, ma per sempre fonte di speranza, determinazione e riscatto. (Ludovica Germinario)
L'opera lirica ha da giocare una carta preziosa, un asso che non lascia scampo : l'emozione. I cantanti sono come sacerdoti delle Muse, intermediari tra la Musica e gli uomini e tra questi e la loro stessa anima, alchimisti straordinari, domatori dei sentimenti e padroni delle emozioni. Il Teatro Verdi di Martina Franca, dove si è svolta la recita di NÛR, ha tradito tante, troppe emozioni. Musica e sospiri si sono fusi fino a creare un'atmosfera mistica densa di umanità. Uniti nel cordoglio per un dramma non antico, come sono quelli solitamente portati in scena, ma moderno ed attualissimo, un dolore che ci riguarda personalmente e che giorno dopo giorno si rinnoverà, fino a quando la città dell'Aquila e tutti i luoghi in cui la Natura ha scatenato la sua furia, non torneranno a fiorire e a  pulsare di vita nuova. (Ludovica Germinario)
Il dolore sembra viaggiare parallelamente in ogni uomo, che siano o meno le circostanze ad accomunarlo al suo simile. Ecco dunque che, mentre Luce è dilaniata dal tormento interiore ed il suo sonno è terreno fecondo per i demoni che ne divorano l'anima spingendola piano verso l'epilogo, i feriti dell'ospedale da campo dell'Aquila lasciano quel luogo, che per pochi giorni è stata l'unica certezza, una casa che non avrebbero potuto perdere, un viso che sebbene sporco di fuliggine, sarebbe stato un dolce farmaco per il cuore. Un velo leggero suggerisce allo spettatore che le scene sfocate in secondo piano altro non sono che una trasposizione del cammino e della battaglia di Luce. E forse, di ogni altro uomo.(Ludovica Germinario)
NÛR, ovvero "Luce".
Il Festival della Valle D'itria s'illumina d'immenso, squarciato da una luce nuova, quella del perdono unita a quella della speranza. Cosa nasce da questa feconda condizione spirituale?
Un'opera straordinariamente travolgente, una vicenda umana drammatica ma affatto schiava della rassegnazione, un'occasione di riscatto.
La conoscenza perseguita tramite la sofferenza, dei terremotati improvvisamente spaesati e smarriti nella loro tragedia, incapaci di cercare una risposta a domande incalzanti, di una donna smarrita in se stessa, di due uomini sconfitti dal loro animo audace, dal coraggio, dalla Fede.
È quest'opera, la prima commissionata dal Festival della Valle D'Itria, una parabola assoluta della condizione umana, perennemente osteggiata dall'intima natura dello stesso uomo diviso tra bene e male, potere e schiavitù, imposizione e vocazione, ombra e ...Luce.(Ludovica Germinario)

Questo velo, che divide la scena in un primo e in un secondo piano, ha tanto di umano . Potrebbe essere paragonato alle palpebre degli occhi, che chiudendosi, lasciano la realtà all'esterno conservandone un ricordo che piano piano svanisce come segni incisi sulla sabbia. Dietro le palpebre, la vista è più acuta perché scorge i moti dell'animo e proietta la seconda vita di un uomo, quella partorita dall'immaginazione.(Ludovica Germinario)
L'intera opera si svolge all'indomani del terremoto che ha messo a tappeto la città dell'Aquila il 6 Aprile 2009, in un ospedale da campo allestito, per accogliere i feriti, sul prato antistante la Basilica di Santa Maria di Collemaggio a L'Aquila.


Un letto in primo piano, pronto ad accogliere la protagonista, una donna ritrovata tra le macerie della propria casa, senza nome, terrorizzata e delirante,bendata in quanto affetta da momentanea cecità, alla continua ricerca della luce e perciò da tutti battezzata "Luce", ed un tessuto velato che lo divide dal resto della scena oltre il quale mura rovinate sono l'emblema della tagica distruzione che ha causato il terremoto.
La velatura rappresenta probabilmente la cecità della donna e il senso di disorientamento/turbamento e solitudine che ciò le causa. (Rosanna Carrieri)








Protagonista dell'opera è il "fantasma" di Celestino V, il Papa che "per viltade fede il gran   rifiuto" come afferma Dante. Ma si può parlare di viltà? Egli, nella bolla che emanò per la rinuncia, affermò che "per umiltà e debolezza [...] del corpo e la malignità della plebe [di questa plebe], al fine di recuperare con la consolazione della vita di prima, con la tranquillità perduta, abbandonò "liberamente e spontaneamente" il Pontificato e rinunciò "espressamente al trono , alla dignità, all'onere e all'onore che esso comporta".
Fu forse la paura di non essere abbastanza che lo spinse a questo gesto unico nella storia. Nelle visioni di Luce, frequenti nella vicenda, è pentito di ciò che ha fatto e incapace di perdonarsi. La stessa incapacità che lo accomuna alla donna, che non sa perdonarsi la sua maternità mai vissuta per colpa della giovinezza e della volontà del padre.
Ma Celestino V , personalità ovviamente associabile alla città dell'Aquila, e soprattutto alla Basilica di Collemaggio, dove fu incoronato e sepolto, non è l'unica visione di forte rilevanza storica che ha Luce. Accanto a lui , Jacques De Molay, ultimo Gran Mestro dei Templari che, a causa di una serie di eventi, venne bruciato vivo nei pressi di Notre Dame de Paris e ricordato per la maledizione che in punto di morte mandò a Filippo il Bello e Clemente V , che persero la vita entrambi lo stesso anno.
Le visioni e la realtà si intrecciano fino a confondersi, fino a ritrovarsi, nelle ultime scene, quasi fuse.





La donna si ritrova col giovane medico Samih, il cui nome significa "colui che da il perdono", davanti alla Porta Santa della Basilica di  Santa Maria di Collemaggio, voluta dal Papa " del gran rifiuto", come "Porta della Perdonanza", chiunque, realmente pentito, passasse di lì in un dato giorno, otteneva il perdono di tutti i peccati.
Una madre mai stata madre ed un figlio che non ha mai potuto vivere pienamente questo stato in quanto non ha mai conosciuto la madre, attraversano insieme questa porta, si perdonano l'un l'latra  ritrovando la "luce" persa, non con la cecità che l'ha affetta una sola notte, ma molto tempo prima, con la condanna di se stessa.
Grazie ad altri si riesce ad accettare il proprio errore, ma un perdono che avviene solo grazie alla totale accettazione di se stessi.
Un'opera che, insomma, mette insieme l'introspezione e l'esternazione, il passato ed il presente, la verità e la menzogna, la realtà e le visioni, i contrasti che caratterizzano il mondo e ci mostra il modo per accettarli e perdonarsi. Un significato ancora una volta catartico della rappresentazione, come fossimo tornati indietro nel tempo, nel teatro greco.(Rosanna Carrieri)



La Musica può tutto. È una vigorosa energia vitale che si trasmette di anima in anima e regna sovrana in un teatro, durante un'opera lirica tanto travolgente. Il direttore d'orchestra di NÛR, Jordi Bernàcer, sembrava ebbro di quella dolce energia capace di innalzare l'animo fino alle stelle. Fino alla luce, la più accecante. (Ludovica Germinario)

È proprio la cecità che permette a Luce l'introspezione e l'accetazione. La vita spesso ci mostra luci apparenti, false, serenità illusorie. (Rosanna Carrieri)

Il perdono è la meta acerba di un viaggio estenuante, fatto di continue tappe che sembrano essere l'arrivo, ma come miraggi, si dimostrano pezzi di puzzle  che non è ancora finito. Il viaggio che conduce alla luce è il primo di tanti calvari umani cui l'uomo è sottoposto per conseguire il pieno possesso di sè. E se una volta colto il senso di un atto tanto difficile da compire come quello del PERDONARE, non c'è da meravigliarsi nel notare quanto il suo sapore sia acerbo : è stato il difficile cammino che ha reso maturo l'animo.(Ludovica Germinario)



Articolo a cura di Ludovica Germinario e Rosanna Carrieri
Fotografie a cura di Ludovica Germinario e Roberta Ceppaglia





Responsabile Blog Ludovica Germinario 




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