NÛR, ovvero "Luce".
Il Festival della Valle D'itria s'illumina d'immenso, squarciato da una luce nuova, quella del perdono unita a quella della speranza. Cosa nasce da questa feconda condizione spirituale?
Un'opera straordinariamente travolgente, una vicenda umana drammatica ma affatto schiava della rassegnazione, un'occasione di riscatto.
La conoscenza perseguita tramite la sofferenza, dei terremotati improvvisamente spaesati e smarriti nella loro tragedia, incapaci di cercare una risposta a domande incalzanti, di una donna smarrita in se stessa, di due uomini sconfitti dal loro animo audace, dal coraggio, dalla Fede.
È quest'opera, la prima commissionata dal Festival della Valle D'Itria, una parabola assoluta della condizione umana, perennemente osteggiata dall'intima natura dello stesso uomo diviso tra bene e male, potere e schiavitù, imposizione e vocazione, ombra e ...Luce.(Ludovica Germinario)
È quest'opera, la prima commissionata dal Festival della Valle D'Itria, una parabola assoluta della condizione umana, perennemente osteggiata dall'intima natura dello stesso uomo diviso tra bene e male, potere e schiavitù, imposizione e vocazione, ombra e ...Luce.(Ludovica Germinario)
Protagonista dell'opera è il "fantasma" di Celestino V, il Papa che "per viltade fede il gran rifiuto" come afferma Dante. Ma si può parlare di viltà? Egli, nella bolla che emanò per la rinuncia, affermò che "per umiltà e debolezza [...] del corpo e la malignità della plebe [di questa plebe], al fine di recuperare con la consolazione della vita di prima, con la tranquillità perduta, abbandonò "liberamente e spontaneamente" il Pontificato e rinunciò "espressamente al trono , alla dignità, all'onere e all'onore che esso comporta".
Fu forse la paura di non essere abbastanza che lo spinse a questo gesto unico nella storia. Nelle visioni di Luce, frequenti nella vicenda, è pentito di ciò che ha fatto e incapace di perdonarsi. La stessa incapacità che lo accomuna alla donna, che non sa perdonarsi la sua maternità mai vissuta per colpa della giovinezza e della volontà del padre.
Ma Celestino V , personalità ovviamente associabile alla città dell'Aquila, e soprattutto alla Basilica di Collemaggio, dove fu incoronato e sepolto, non è l'unica visione di forte rilevanza storica che ha Luce. Accanto a lui , Jacques De Molay, ultimo Gran Mestro dei Templari che, a causa di una serie di eventi, venne bruciato vivo nei pressi di Notre Dame de Paris e ricordato per la maledizione che in punto di morte mandò a Filippo il Bello e Clemente V , che persero la vita entrambi lo stesso anno.
Le visioni e la realtà si intrecciano fino a confondersi, fino a ritrovarsi, nelle ultime scene, quasi fuse.
Una madre mai stata madre ed un figlio che non ha mai potuto vivere pienamente questo stato in quanto non ha mai conosciuto la madre, attraversano insieme questa porta, si perdonano l'un l'latra ritrovando la "luce" persa, non con la cecità che l'ha affetta una sola notte, ma molto tempo prima, con la condanna di se stessa.
Grazie ad altri si riesce ad accettare il proprio errore, ma un perdono che avviene solo grazie alla totale accettazione di se stessi.
Un'opera che, insomma, mette insieme l'introspezione e l'esternazione, il passato ed il presente, la verità e la menzogna, la realtà e le visioni, i contrasti che caratterizzano il mondo e ci mostra il modo per accettarli e perdonarsi. Un significato ancora una volta catartico della rappresentazione, come fossimo tornati indietro nel tempo, nel teatro greco.(Rosanna Carrieri)
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| È proprio la cecità che permette a Luce l'introspezione e l'accetazione. La vita spesso ci mostra luci apparenti, false, serenità illusorie. (Rosanna Carrieri) |


















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