Il Festival Della Valle D'Itria sembra celare un mistero, che di anno in anno si rinnova : muta la concezione del tempo, ingloba i minuti, le ore, i giorni, trasporta coloro che lo vivono in un vortice univoco di sentimenti ed aspettative. Estranea dalla realtà in primis i cantanti , che si trovano a dover interpretare ruoli ricchi di pathos, che traboccano di personalità e che richiedono uno studio quanto mai "matto e disperatissimo". Allo stesso modo, i registi e i direttori d'orchestra, i musicisti tutti, si trovano a dover impiegare tutta la loro esperienza e caparbietà (talvolta un pò di sana ostinazione concilia il lavoro di menti geniali ma varie, e permette la creazione di capolavori) per rendere uniche le opere da portare in scena. Ultimi, ma assolutamente non per importanza, i costumisti, gli scenografi, i macchinisti, gli attrezzisti, i collaboratori e gli organizzatori, che sono senza dubbio i pilastri della Torre di Babele che è il Festival, un monumento umano che si innalza maestoso fino a sfiorare le stelle, simbolo dell'eccellenza, del De- Sidereo.
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Insomma, tutti attendono con ansia che giunga l'estate, che arrivino a Martina Franca gli artisti, che il sorriso gentile del Direttore Artistico rassicuri riguardo l'universo musicale che anche per quest'anno catturerà gli spettatori, accattivandoli con arguzie non comuni, con intrighi quasi allegorici che solo animi sensibili, provvisti di passione e non necessariamente di una elevata cultura (accademica oserei dire), possono cogliere e in cui possano contorcersi, slegati dal mondo sensibile, dalla quotidianità spesso ingrata.
"πάντα ῥεῖ ὡς ποταμός", diceva Eraclito, "Tutto scorre come un fiume".
Così anche i giorni volano via, e si avvicina il giorno della prima di uno spettacolo vero e proprio, maestoso nella preparazione, straordinario e insolito per qualità musicale ed artistica, quale pare sarà L’Artaserse di Hasse, il cui libretto fu scritto dal famoso Pietro Metastasio, con la regia, qui a Martina Franca, di Gabriele Lavia.
Si respira un clima artificioso, l’atrio del Palazzo Ducale dove si svolgono le prove dell’opera sembra si sia trasformato in queste settimane in un teatro del 700, e la modernità della scenografia, un vero e proprio capolavoro di architettura con un’anima tutta sua , si fonde armonicamente con lo stile barocco del Palazzo Ducale, ed è inevitabile domandarsi , nell’udire le arie che strappano l’anima ai cantanti, dove finisca la realtà ed incominci il “sogno “, quanto armoniosamente possano amalgamarsi e centrifugarsi epoche tanto diverse così da risultare feconde per lo spirito e il corpo, fino a che punto il tempo sia capace di mutare e tornare simile a sé, riavvolgersi come un nastro ..senza “Implicazioni” pesanti per lo spettatore, quali ad esempio la perdita di un qualsiasi riferimento spazio- temporale.
L’Artaserse è un’opera barocca, ed il Barocco è un movimento culturale spietato.
Per ora ecco alcuni scatti che raccontano le emozioni provate durante le prove di questa opera così promettente e coinvolgente.I retroscena che rendono un'opera lirica e teatrale non solo un evento mondano o un'occasione in cui celebrale la cultura, ma un'esperienza fitta di vita.Passionale.
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| Spettatori (in)consueti |
Articolo a cura di Ludovica Germinario
Fotografie a cura di Rosanna Carrieri , Vitania Tagliente, Arianna Santoro, Dorella Basta, Ludovica Germinario
Responsabile Blog Ludovica Germinario








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