domenica 22 luglio 2012

Artaserse- Seconda Recita

Spartiti dell'opera Artaserse di Hasse 
"Le parole volano , ciò che è scritto rimane" recita un detto antico. Ma la musica è indomabile, per proprio piacere lascia ingabbiarsi tra le linee del pentagramma. Adora avere una discendenza che sia perenne e affascini sempre.Come un gene fatto di inchiostro che si diffonde, anno dopo anno, secolo dopo secolo, così le note incise sulla carta, sulla cera, sulla pietra , pulsano di quel mistico sangue che è la linfa del mondo.(Ludovica Germinario)


Mercoledì 18 luglio ha avuto luogo la seconda rappresentazione dell’Artaserse di Hasse, che ha condiviso con la Prima il fascino di uno spettacolo dai riflessi ramati al chiaro di luna. Alle stelle, unico tetto dell’atrio del palazzo ducale, appartiene la stessa eternità esalata dall’opera messa in scena.
 Non appena le luci hanno fatto chiarezza sul palco, una scenografia imponente, dai profili netti e dalle decorazioni cuneiformi – riproduzione in senso moderno del palazzo persiano in cui tutta la storia ha luogo-, ha sovrastato la platea con la sua aura dorata. L’orchestra segnava lo scorrere del tempo, la voce orientaleggiante del clavicembalo ha introdotto nella Persia del V secolo a.C., mentre sul palco facevano la loro comparsa i protagonisti dell’opera. I cantanti hanno padroneggiato il palco con fierezza, e fiera era la loro voce, tanto potente da vincere la realtà. 


E il senso di tutta una vita sta nell'unione di due sostanze, come in questa foto con le ostie e il vino.Ma nella vita non c'è solo un calice e una patena, non ci sono solo ostie e vino, c'è molto di più, come il fondersi di qualcos altro, come il semplice fondersi di emozioni. Il vino dal color rosso e l'ostia bianca, colori troppi opposti che insieme, però, vanno perfettamente. (Dorella Basta)


Noi esseri umani siamo complessi e straordinari perchè incomprensibili.Dinamiche chimiche, fisiche, biologiche, ci rendono altresì  analizzabili  e archiviabili, qualora si sia trovata una risoluzione ad un caso che ci riguarda. Ma l'alchimia che invece si agita dentro le ossa e la carne, non ha origine nè ragione, è impetuosa ed eterna, non ha un fine, non è un mezzo, è un vuoto che non può colmarsi e un universo che non può svuotarsi. Le emozioni ed i sentimenti, sono i maledetti sintomi che ci rendono liberi e schiavi ognuno di sé... (Ludovica Germinario)
Complice di questa magia, il vento si insinuava tra gli spettatori silenziosi e spiegava il sontuoso drappeggio delle gonne di Semira e Mandane: al palazzo mercoledì sera il tempo si arrestava nel contorcersi della stoffa e nello sfavillio del cielo.
Eppure quest’eternità non ha niente di statico, perché sul palco è stato il pathos a predominare: i personaggi metastasiani sono lacerati tutti da un profondo conflitto interiore. Le due donne dell’opera, Semira e Mandane, assieme al re da cui essa prende nome, Artaserse, si dibattono tra l’affetto per Arbace (rispettivamente loro fratello, amante e amico) e il sospetto doloroso che egli si sia macchiato di un delitto così grave da costringerli a <<cangiar in sdegno>> tale affetto; Artabano, vero artefice del delitto in questione –ovvero l’omicidio del re Serse, padre di Artaserse-, è combattuto tra il desiderio di persistere nel proclamarsi innocente, per perseguire il suo obiettivo di assicurare il potere regio al figlio Arbace, e il rimorso di aver fatto così ricadere ogni colpa proprio su quest’ultimo, che grazie alla grande forza d’animo di perdonare il padre per la sua malsana ambizione e di difenderlo fino all’ultimo, nonché grazie alla notevole destrezza vocale dell’interprete (Franco Fagioli), ha riscosso grande consenso tra il pubblico. Fragorosi applausi sono s
tati elargiti anche a Anicio Zorzi Giustiniani (Artaserse), Maria Grazia Schiavo (Mandane), Sonia Prina (Artabano), Rosa Bove( Semira) e Antonio Giovannini (Megabise), i quali tutti hanno indotto all’ascolto attento e a momenti addirittura commosso. Ma in fondo, in una notte del genere, era quasi dovuto.




"Che basta il dolore per farmi morire"Qualcosa di duro e straziante entra nella vita di tutti noi, e come riuscire ad esprimerlo? Tutti riescono ad esprimerlo come possono e\o riescono e molti si tengono per sè tutto il dolore. La protagonista di questa foto riesce a trasmetterci il senso di dolore che ella prova anche solo attraverso una foto, questo ci fa capire come il dolore riesce ad entrare in ogni anima e il corpo fa solamente un lavoro di espulsione della tristezza, forse dimostrando a tutti il senso di sgomento e smarrimento ci sentiremo meglio, o forse no. (Dorella Basta)


Articolo a cura di Giulia Casavola
Didascalie a cura di Dorella Basta e Ludovica Germinario
Fotografie a cura di Vincenzo Mola, Roberta Ceppaglia e Dorella Basta 
Responsabile Blog  Ludovica Germinario

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