Mercoledì 18 luglio ha avuto luogo la seconda rappresentazione dell’Artaserse di Hasse, che ha condiviso con la Prima il fascino di uno spettacolo dai riflessi ramati al chiaro di luna. Alle stelle, unico tetto dell’atrio del palazzo ducale, appartiene la stessa eternità esalata dall’opera messa in scena.
Non appena le luci hanno fatto chiarezza sul palco, una scenografia imponente, dai profili netti e dalle decorazioni cuneiformi – riproduzione in senso moderno del palazzo persiano in cui tutta la storia ha luogo-, ha sovrastato la platea con la sua aura dorata. L’orchestra segnava lo scorrere del tempo, la voce orientaleggiante del clavicembalo ha introdotto nella Persia del V secolo a.C., mentre sul palco facevano la loro comparsa i protagonisti dell’opera. I cantanti hanno padroneggiato il palco con fierezza, e fiera era la loro voce, tanto potente da vincere la realtà.
Eppure quest’eternità non ha niente di statico, perché sul palco è stato il pathos a predominare: i personaggi metastasiani sono lacerati tutti da un profondo conflitto interiore. Le due donne dell’opera, Semira e Mandane, assieme al re da cui essa prende nome, Artaserse, si dibattono tra l’affetto per Arbace (rispettivamente loro fratello, amante e amico) e il sospetto doloroso che egli si sia macchiato di un delitto così grave da costringerli a <<cangiar in sdegno>> tale affetto; Artabano, vero artefice del delitto in questione –ovvero l’omicidio del re Serse, padre di Artaserse-, è combattuto tra il desiderio di persistere nel proclamarsi innocente, per perseguire il suo obiettivo di assicurare il potere regio al figlio Arbace, e il rimorso di aver fatto così ricadere ogni colpa proprio su quest’ultimo, che grazie alla grande forza d’animo di perdonare il padre per la sua malsana ambizione e di difenderlo fino all’ultimo, nonché grazie alla notevole destrezza vocale dell’interprete (Franco Fagioli), ha riscosso grande consenso tra il pubblico. Fragorosi applausi sono stati elargiti anche a Anicio Zorzi Giustiniani (Artaserse), Maria Grazia Schiavo (Mandane), Sonia Prina (Artabano), Rosa Bove( Semira) e Antonio Giovannini (Megabise), i quali tutti hanno indotto all’ascolto attento e a momenti addirittura commosso. Ma in fondo, in una notte del genere, era quasi dovuto.
Responsabile Blog Ludovica Germinario




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